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MUSICA&PAROLE: I CONSIGLI DI LORENZA

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Tiziano Ferro, “Trent’anni e una chiacchierata con papà”

Martedì 23 febbraio 2010,12.53
«Quale Dio mi ha concesso il miracolo di non vedermi più come il mio peggior nemico? Credo sia stato il mio Dio, quello che ho pregato con fede per anni, nonostante il timore che il primo a non accettarmi per quello che sono fosse Lui. Il Dio che non ho mai smesso di interrogare, sforzandomi di credere che – qualsiasi cosa dicano gli altri – Lui ama tutti, sempre e comunque, vittoriosi o sconfitti, felici o disperati. […] È come se, per anni, avessi chiesto a tutti di amare e di amarsi incondizionatamente. Come fosse una missione, come se sperassi che ci riuscissero almeno gli altri, non riuscendoci io. E dietro ogni canzone c’era un piccolo avvertimento: l’amore per non finire male, per non finire soli, per non finire come me. […] Oggi vorrei dire a chi sta male di non avere paura, di cercare con calma le risposte nel passato, ma soprattutto di cercare la comprensione e l’affetto di chi gli vuole davvero bene. Oggi vorrei prendere tutto il dolore che mi sono portato dentro e raccontarlo a chi è soltanto all’inizio di questo cammino e sta soffrendo. Gli spiegherei che ci vogliono tempo e pazienza…e poi ancora tempo e ancora pazienza. […] È vero, imparare ad amarsi è difficile, e questo è quanto».

Con queste parole Tiziano Ferro apre il suo libro “Trent’anni e una chiacchierata con papà”: un vero e proprio diario che l’artista ha deciso di rendere pubblico sottraendo le sue pagine al loro segreto e concedendo a noi di abitarle per un po’.

«Ho passato tanti anni a chiedermi perché non ho mai smesso di scrivere questi quaderni. Adesso lo so: amo la mia vita e non voglio rischiare di dimenticarlo»

Quello di “Trent’anni e una chiacchierata con papà” è un racconto lucido, senza filtri, dell’altra faccia del successo: un successo che travolge e sconvolge. Tiziano Ferro si racconta a cuore aperto, senza paura, con la consapevolezza – apparente – che quelle parole rimarranno incatenate a quelle pagine di diario. Ad emergere è il ritratto di un uomo che non prova vergogna a svelarsi fragile e insicuro; di un uomo che sa mettersi in discussione e andare fino in fondo nelle cose senza dare giudizi affrettati o superficiali; di un uomo che ha il coraggio di chiedere aiuto.

«Perché è così difficile accettare di poter essere felici? Forse perché viviamo in un mondo che nobilita il dolore e chi soffre. Forse perché dopo tanti anni ci si abitua talmente a star male che non si ha più voglia di fare fatica per cambiare le cose. Forse perché star male a volte è l’alibi dietro al quale ci rifugiamo per non combattere la battaglia più ardua: imparare ad amarci»

Le pagine di questo diario ci raccontano, poi, di un Tiziano autoironico, che sa ridere di se stesso e dei suoi scheletri nell’armadio; di un Tiziano che non ha mai mollato per più di 48 ore nella battaglia per la vita; di un Tiziano che con Dio ha un rapporto davvero speciale.

«Mi piace cercare la chiesa più vicina, in qualunque città io sia. Lo faccio quando ne sento il bisogno: quando non c’è nessuno e se devo ringraziare Dio. Non entro mai in una chiesa per chiedere o supplicare, mi sentirei di troppo, quasi sporco. […] Sento che il dialogo con Dio appartiene solo a me e alla mia solitudine. […] Io cerco in Lui uno sguardo di conforto e non mi piace vederlo come il simulacro delle risposte che non so darmi»

Trent’anni e una chiacchierata con papà” è una confessione toccante, un libro tutto da leggere. Pagina dopo pagina, giorno dopo giorno Tiziano Ferro vi condurrà tra i vicoli della sua quotidianità. Conoscerete allora un Tiziano diverso. La vita di una star corre troppo veloce; ed ecco che insieme all’adrenalina dei concerti e allo stupore davanti ai fan, severe come brutti sogni, fanno capolino la solitudine dei viaggi e delle camere d’albergo nonché la paura di non essere all’altezza. Se da una parte c’è, dunque, il successo con importanti riconoscimenti sia da parte del pubblico che da parte della critica, dall’altro c’è sicuramente la percezione di una inedita solitudine, di una indomabile nostalgia, la lontananza dalla famiglia e dagli amici di Latina.

«Perché gli amici a volte sono i migliori medici che possiamo trovare, ognuno con la sua specialità, il suo talento e soprattutto il suo tatto. E ognuno dei miei amici ha curato una parte di me lasciata in sospeso»

Trent’anni e una chiacchierata con papà” è anche un diario di bordo che racconta di come, spesso, le canzoni puzzino di vita vissuta; di come nascano da un incontro, un viaggio, una sensazione. Ma è anche la cronaca di una guerra intrapresa contro il cibo, inteso come luogo dove affogare ogni pensiero negativo: una guerra certamente vinta di cui Tiziano ricorda, ancora oggi, i colpi incassati.

A trent’anni ci si guarda indietro, si fa un piccolo bilancio e si decide la direzione nella quale proseguire. A trent’anni si cerca di chiudere i conti con il proprio passato prima che sia troppo tardi. Per Tiziano Ferro il trentesimo compleanno comporta una scelta inevitabile: quella di non fuggire più, di non nascondersi, di fare il primo vero passo d’amore verso se stesso. Trent’anni e una chiacchierata con papà, per l’appunto.

«Papà ha capito, non c’è stato bisogno di spiegare niente. Mi ha detto che non dovevo più avere paura, che avevo il diritto di star bene e il dovere di non permettermi il contrario. E che chiunque mi impedisca di credere che non merito di essere felice deve stare lontano da me, perché è chi odia che ha l’obbligo morale di nascondersi, non chi ama»

BUONA LETTURA!

Lorenza Ferraro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’articolo è stato pubblicato in data 17 ottobre 2020 su https://www.clusteradv.it/.

Ringraziamo l’agenzia di comunicazione Cluster ADV per la gentile concessione.

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