Lentini, Indagine sui giovani e la scuola con il Professore Renato Marino

Lentini, Indagine sui giovani e la scuola con il Professore Renato Marino

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Il Professore Renato Marino nella sua veste di Vice Preside del Dirigente scolastico del Nervi è senza dubbio un osservatore speciale sia sui giovani che sulla scuola. L’essere a contatto ogni giorno con i giovani lo porta a conoscere il loro mondo, i loro bisogni, la loro identità e le loro debolezze. Tutto questo inserito nel complesso sistema della scuola italiana che cerca – non senza fatica – di venire incontro a questo mondo spesso sconosciuto che noi denominiamo “giovani”. Su questi due versanti – giovani e scuola – si sviluppa un’intervista molto approfondita quanto emozionante che lancia delle riflessioni molto appropriate sugli argomenti affrontati dall’interscabio di domande e risposte fra il Professore Marino e il sottoscritto.

Dal tuo osservatorio privilegiato – sei Vice Preside – tu sei al contatto con la gioventù ogni giorno….che gioventù abbiamo?

“Caro Emanuele, come sai, a me non piacciano le definizioni standardizzate e stereotipate. Per fortuna non sono neanche un nostalgico conservatore. Posso dirti, con estrema serenità che i giovani di oggi sono come quelli di ieri, dell’altro ieri e ancora prima. Nel senso che vivono il “loro tempo” e, devo dirti, che per quel che mi riguarda, vedo una consapevolezza ed una maturità diversa, maggiore della nostra. Io mi affiderei senza indugio a loro, anche perché le generazioni precedenti non abbiamo fatto un buon lavoro e, sicuramente, gli stiamo lasciando un mondo che è molto peggio di quello che abbiamo trovato.”

Molti hanno una opinione negativa sui giovani di oggi, è vero?

“L’opinione negativa dei giovani d’oggi, come dicevo prima, è frutto di concetti convenzionali del tipo: “quando eravamo giovani noi, eravamo educati…” e tante altre frasi fatte. I giovani sono giovani sempre e per sempre. Chi non ha mai sbagliato (e forse non solo da giovane)? Io direi che ai giovani di oggi va chiesto scusa per come abbiamo ridotto ogni cosa. Abbiamo dissipato risorse, abbiamo distrutto la natura, abbiamo fatto diventare e frequentare le istituzioni a flotte di giullari che ci hanno ridotto così. Non penso proprio che abbiamo le carte in regola per esprimere un giudizio sui giovani se non prima di interrogarci seriamente su cosa abbiamo prodotto noi.”

Forse tutto questo deriva dal fatto che vengono considerati un peso e non una risorsa?

“I giovani sono la risorsa. L’unica risorsa sulla quale bisogna davvero puntare. Al contrario siamo noi che stiamo diventando un peso per la crescita di una nuova società, basata non più sulle raccomandazioni, bensì sul merito. Il mio riferimento è il principio di Peter e ne consiglio la lettura a tutti.”

Come scuola quali progetti particolareggiati per i giovani stato portando avanti per inserirli meglio nel contesto in cui vivono?

“La nostra scuola, in questo, grazie ad un dirigente illuminato e ad un corpo docente assolutamente all’altezza, ha dimostrato in questi anni come il binomio scuola e territorio sia assolutamente vincente. Abbiamo collaborato con tutti, dai club service, alle associazioni; dalle istituzioni locali a quelli regionali, nazionale ed europee. I tantissimi progetti messi in campo in questi anni sono patrimonio di una comunità: dall’infiorata alle manifestazioni dedicate al medioevo federiciano, all’ottocento e all’educazione alla bellezza. Ed ancora con il CNR e tantissime aziende leader sul piano nazionale. I nostri ragazzi sono stati premiati dal ministro all’istruzione e da tanti enti anche privati, per le loro progettazioni. Questo solo per fare alcuni esempi.

Eppure la nostra società di persone anziane ha un bisogno disperato di giovani…..

“Hai detto bene. Abbiamo un bisogno disperato dei giovani, però non li teniamo in considerazione se non per “utilizzarli” quando abbiamo bisogno di loro. Tutto da noi è vecchio, che non è un concetto negativo, ma lo diventa perché diventa un grandissimo ostacolo alla creazione di una società fondata sui giovani. Guarda, basti pensare che, per farti un esempio concreto della nostra Lentini, la fondazione Pisano, nata proprio per volontà di dare spazio ai giovani, non ha mai prodotto un progetto per loro. Non li ha mia ascoltati e, d’altronde, come dovrebbe farlo se il presidente è un ottantenne autoreferenziale? Quindi è diventata sempre più solo un momento per la consegna della borsa di studio con la stretta di mano e la fotografia ricorso. Questa è la drammatica verità. Invece di essere fucina di iniziative e di costante confronto con le scuole, è solo un momento per autoincensarsi. Noi vorremmo puntare ai giovani senza però che gli stessi ci “rubino il posto”. Quindi tutti parlano di giovani, ma nessuno fa un passo indietro rispetto a loro.”

Cosa dovremmo fare noi tutti per considerare il giovane parte integrante della società in cui vive?

“Poche cose. La più importante è ascoltarli e capire le istanze che nascono dalle loro riflessioni. In questo dobbiamo fare un passo indietro e consentirgli di prendere il loro futuro in mano.”

Il lavoro è senza dubbio un’esigenza fondamentale per un giovane, ma credo che non ci sia solo questo….

“Il lavoro è l’esigenza primaria per ognuno di noi. I giovani sono davvero abbandonati a se stessi senza alcuna possibilità neanche di immaginare il proprio futuro. Ripeto, non mi stancherò mai di dirlo, ma lo vediamo qual è la classe dirigente che ci rappresenta? Ma come potrebbero i giovani credere nel loro futuro se sono, a priori, esclusi da esso?”

E’ evidente che le istituzioni pubbliche hanno abbandonato a se stessi i giovani, come recuperare questo gap?

“Il gap è irrecuperabile. Mi spiace essere così forte nelle riposte, ma ritengo che sia la verità fino a quando la vecchia politica non si metterà definitivamente da parte, non sarà possibile recuperare alcun gap, poiché quella mentalità trasversale del clientelismo sfrenato, ha determinato ciò che oggi vediamo: nessuno è al posto giusto. Una società che vive un corto circuito irrimediabile, proprio perché costantemente alimentato dai “vecchi”. Così nella politica, nelle università, nelle banche, nell’economia, nella magistratura. Insomma, ovunque si sia potere, c’è la logica della spartizione non meritocratica.

Un altro problema si è aggiunto; quello della pandemia. Un’ulteriore barriera alla socializzazione dei giovani che è un aspetto fondamentale per la formazione della personalità di un giovane.

“Guarda su questo sono davvero molto infuriato e soprattutto con il “mio mondo”, la scuola. Mi spiace dirlo ma molti docenti stanno dimostrando tutti i loro limiti. Non si è compreso il dramma che stiamo vivendo e che, soprattutto, stanno vivendo i nostri giovani. Continuiamo a procedere come se non fosse accaduto niente, con le stesse strategie didattiche. La lezione frontale in classe è stata sostituita dalla lezione frontale in D.A.D. Punto e basta. Assisto a cose davvero allucinanti. Potrei fare mille esempi su come molti stanno procedendo sul piano didattico, ma mi fermo qui, per evitare di essere sottoposto a critiche feroci che già immagino. Però un’ultima osservazione la devo fare. Il docente è un educatore e se davvero vogliamo essere considerati tali, ce lo dobbiamo guadagnare sul campo. Mi chiedo e vi chiedo: quanti in questi mesi (docenti) si stanno occupando di comprendere cosa sia avvenuto in questi ragazzi sconvolti nel dover rinunciare ai contatti, alle relazioni, agli amori, alle passioni? Posso pensare che molti di loro pensano al fatidico “programma da svolgere” a tutti i costi, senza interrogarsi sulle ragioni di opportunità di creare un ambiente che sia qualcosa di vivibile serenamente con gli studenti? Nessuno si chiede cosa stanno vivendo i ragazzi sul piano relazionale, emozionale, intimistico? Ovviamente e per fortuna, questo non avviene in tutte le scuole e con tutti i professori, tuttavia avviene abbastanza. Dobbiamo metterci in discussione e dobbiamo capire bene il momento che viviamo. È inutile accendere il pc, la webcam e parlare di contenuti se poi i ragazzi non sono pronti ad ascoltarci.”

Lentini sarà giovane?

“Lentini sarà giovane, quando i giovani avranno la forza di riprendere in mano il destino della propria comunità. La lotta per ora è impari, perché le resistenze sono tantissime e i pochi giovani che decidono di impegnarsi per la propria comunità, sono fagocitati dai “soliti noti” che non vogliono lasciare il potere per nessun motivo e costi quel che costi. Lo dico con la serenità di chi per poco tempo è stato impegnato nelle istituzioni e che ormai li guarda da lontano e con tanta disaffezione. Basta dire che quando ero giovane c’erano gli stessi protagonisti della vita politica attuale e se consideri che io sono quasi alla terza età, ti ho detto tutto. Per uscire da metafora, siccome siamo in un periodo dell’anno davvero terribile (l’inizio di un’ennesima campagna elettorale) nel quale, la città, dona il peggio possibile dell’umanità, è bene chiarire subito (per evitare la speculazione del cretino di turno) che il mio disimpegno verso tale pratica è totale ed assoluto. Tanto è vero che posso esprimermi in libertà così come ho fatto, ribadendo che quello che vedo in prospettiva, non è sicuramente qualcosa di bello per la città.”

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