Malta, Tutela del patrimonio artistico

Malta, Tutela del patrimonio artistico

La Sicilia ha un patrimonio architettonico e monumentale al dir poco impressionante. Purtroppo spesso non è tutelato né valorizzato. Con il dottore Raymond Bondin ne abbiamo parlato appuntando la nostra attenzione sul Barocco del Val di Noto. Prima di tutto vorrei presentarvi l’intervistato.  Collabora con l’Unesco dal 1987. Per 9 anni fa parte dell’Esecutivo e del World Heritage Panel dell’Icomos, organizzazione che dà parere all’Unesco per quanto riguarda l’iscrizione al patrimonio dell’umanità. Per 8 anni fa parte del Consiglio dell Iccrom, un’altra organizzazione che dà pareri all’Unesco. Per 7 anni é il Presidente del Civvih, il Comitato Internazionale delle Città e Villaggi Storiche e ha avuto altri incarichi prestigiosi a livello internazionale. Ha eseguito moltissime  valutazioni e monitoraggi. Oggi é Special Advisor del Direttore Generale dell’Iccrom. E’ consulente per molti Governi in riferimento a nuovi dossier per il Patrimonio Mondiale. E’ Direttore di un gruppo di consulenti che si chiama Heritage Management Consultants. Ora la parola passa al dottore Bondin.

Noto è patrimonio dell’umanità, un punto di arrivo o di partenza?

“Ho detto sempre che il riconoscimento Unesco è sempre un punto di partenza. E’ un riconoscimento per un patrimonio mondiale che ha importanza universale, i cosiddetti valori internazionali. Dobbiamo riconoscere che Noto ha fatto grande passi avanti da 20 anni da quando era in una situazione molto difficile con la cattedrale crollata e il patrimonio quasi tutto puntellato. C’era un solo BB sul Corso: oggi mi dicono ci sono più di 400 tra hotel, BB e altro. E’ importante enfatizzare che il `sito` é fatto di otto città che dovevano collaborare tra di loro gestite come un solo sito Unesco. Questo non è mai stato fatto e mi dispiace molto che Noto non ha preso in mano questo ruolo così importante a valorizzare tutto il sito e promuovendolo. Il campanilismo siciliano è ancora troppo forte e fa tanto danno all’immagine della Sicilia.”

Ci può illustrare il percorso che ha portato Noto ad essere patrimonio dell’umanità?

“Prima di tutto non c’è mai stato dubbio che si tratta di un patrimonio di enorme importanza. Noto è tra le citta barocche più importanti nel mondo. Ma il percorso, specialmente per me come valutatore per il rapporto Unesco, era molto difficile. C’erano allora tanti fattori che hanno creato parecchi problemi sia a Roma che a Parigi. Era chiaro dall’inizio che non c`era collaborazione tra le città. In questo senso Fabio Granata ha fatto tanto per tentare di avere più collaborazione fra le città. In secondo luogo c’era l’ammissione nel dossier che le otto città scelte dopo una richiesta a tutte le città del Val di Noto a iscriversi al processo di dichiarazione. Questo non era accettabile per l’Unesco perché si deve puntare sulle città più rappresentative dei 40 centri storici nel Val di Noto. Per terzo, c’era lo stato di conservazione pessima ovunque. L’Unesco ha accettato la mia tesi che c’era un impegno da parte della Regione per trovare i finanziamenti per i restauri necessari, ma purtroppo ancora oggi tanti progetti non sono attuati. Cito per esempio l’interno della Chiesa di San Paolo a Palazzolo Acreide. Quarto, c’era la mancanza di visibilità del patrimonio perché tante delle chiese e palazzi citati nel dossier non erano aperti al pubblico. Ma poi più che altro c’era la mancanza di un sistema di gestione ed è per questo che c’era la richiesta di un piano di gestione. Durante quei due anni c’era chi ha scelto di togliere due città dal percorso di dichiarazione per renderlo più facile ma e proprio grazie alla mia insistenza e a quella del Sottosegretario per la Cultura Nicola Bono che il percorso di dichiarazione è rimasto accentrato su otto città.”

Cosa prevede il piano di gestione?

“Il piano, purtroppo, è rimasto mai attuato. Si è fatto pochissimo. Io non ero coinvolto nel piano che per me era chiaro che era tutto fumo. Cioè non sarà mai attuato ma era accettato nonostante dall’Unesco.”

A che punto è la sua attuazione?

“Non è mio compito di fare rapporto sulla mancanza totale di gestione del sito secondo il piano di gestione. E’ lo Stato italiano che deve intervenire per assicurare che si mantengano le promesse fatte. Il piano di gestione è uno strumento per il bene della Sicilia e non una semplice richiesta dell’Unesco per poi essere dimenticato in qualche scaffale.”

Ci sono delle criticità da affrontare e risolvere?

“L’Unesco in questo momento sta rivedendo i siti europei ma io non c’entro in questo. E’ il Ministero a Roma che risponde alla richieste di Parigi.”

Cosa ci vuole a Noto per fare il salto di qualità definitivo?

“Se si riferisce al turismo devo dire che anche se si sono fatti grandi passi avanti ancora manca un buon piano per il turismo ed assicurare che ci sarà un turismo anche in inverno. Ho tanto da dire su questo ma Noto ultimamente non s’interessa della mia opinione maturata in più di 30 anni di esperienza nel settore ed allora preferisco rimanere zitto. Io non faccio critica politica ma tento di aiutare le citta che amo. Mi dispiace tantissimo che nessuno ha organizzato un convegno o altro per rivedere quello che si è fatto in 20 anni e pianificare per il futuro. Nessuna delle otto città”.

Perché Noto è così speciale?

“Perché ha un patrimonio eccezionale. Nessuno può dire il contrario. Ma non è abbastanza lo stesso. Nell’Infiorata, per esempio, il Salvatore era chiuso come era anche il Teatro. Su San Domenico non si sa niente. Insomma ancora c’è tanto da fare ma non si può negare che il tutto è migliorato ed è già tanto.”

In che modo rendere compatibili “turismo” e” tutela” del patrimonio architettonico e monumentale?

“Il turismo è importante in tutto il mondo, specialmente nei centri storici. Ma il turismo ha bisogno di una buona gestione. Noto ha fatto passi avanti in termine di numeri e attività economica ma c’è ancora tanto da fare per valorizzare il patrimonio incredibile che ha. Si deve cominciare dalla mancanza d’informazione su internet e l’apertura dei monumenti. Si fa bene a fare le iniziative come l’Infiorata, ma questi avvenimenti durano pochi giorni. E si può fare tante cose anche senza spendere soldi. Per esempio si deve aprire i monumenti utilizzando cooperative di giovani. E si deve pensare a tutto il territorio. Noto Antica è stata dimenticata per tanti anni, ma il Sindaco mi ha detto che adesso ci sono i finanziamenti. Spero che si farà. Noto è barocca ma non solo. Ha tante altre cose. Noto deve collaborare con le città vicine.”

 

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