Lentini, lunedì prossimo, alle 11,  sala conferenze del Comune, presentazione della prima edizione del premio nazionale di Poesia “Sonetto d’argento – Jacopo da Lentini”.

Lentini, lunedì prossimo, alle 11, sala conferenze del Comune, presentazione della prima edizione del premio nazionale di Poesia “Sonetto d’argento – Jacopo da Lentini”.

LENTINI – Verrà presentata, lunedì prossimo, alle 11, nella sala conferenze del comune di Lentini, il premio Nazionale di Poesia “Sonetto d’argento – Jacopo da Lentini”, prima edizione, in memoria del noto poeta italiano del XIII secolo e capostipide della scuola siciliana. Alla presentazione parteciparanno il sindaco Saverio Bosco, l’assessore alla Cultura Alessio Bufalino e i componenti del comitato organizzatore. Jacopo da Lentini nacque a Lentini, attorno al 1210. Era un funzionario alla corte di Federico II di Svevia, ma anche comandante del castello di Garsiliato, sulla strada per Mazzarino. A lui sono state attribuite 16 canzoni di schema metrico vario, e 22 sonetti. Scrisse le opere nel periodo di massimo splendore della Scuola Poetica Siciliana, tra il 1233 e il 1241.
Federico II, sovrano illuminato e mecenate delle arti, ebbe infatti il desiderio di promuovere, presso la sua corte, la nascita di una ‘scuola’. Si trattava di una corrente letterario-filosofica, volta allo sviluppo del volgare siciliano. Nacque così la Scuola Siciliana. Questa non ebbe mai pretese accademiche, ma l’obiettivo di far fiorire una cultura poetica all’interno del Regno delle Due Sicilie. Fu la prima pietra posata da Federico II nell’ambito della promozione delle arti. A completamento di ciò arrivò l’inaugurazione dello Studium, nucleo originario costitutivo dell’Università che a Napoli porta il suo nome. La Federico II fu infatti la prima università regia non di matrice religiosa; nonché la prima istituzione didattica di tipo laico d’Italia e Occidente. Jacopo da Lentini, insieme ad altri notabili del tempo come Pier delle Vigne, Rinaldo d’Aquino e l’Abate di Tivoli, diede dunque il via a una poesia in siciliano colto, tratta dai temi in quel periodo in voga presso le corti provenzali. La lirica che narra le gesta amorose di cavalier serventi, tipiche della canzon cortese, venne analizzata da Giacomo secondo un punto di vista totalmente nuovo, moderno: psicologico e sentimentale. Il linguaggio utilizzato era una sorta di provenzale misto a latino e volgare, epurato dei termini meno aulici. Noto è il componimento “Meravigliosamente”, incentrato sulla figura provenzale del Fenhedor, che, non in grado di comunicare i propri forti sentimenti alla donna che ama, soffre segretamente scrivendo per lei poesie d’amore. Tra le opere celebri di Jacopo Da Lentini, anche il “Madonna, dir vi voglio” e due sonetti in tenzone, giunti a noi tramite la trasposizione fatta dal toscano, nel manoscritto “Vaticano Latino 3793”. Questo è un canzoniere che racchiude la poesia laica del Duecento, da Cielo d’Alcamo a Dante stesso, passando per Jacopo da Lentini e ad altri maestri della Scuola Siciliana.

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