La varietà del nostro territorio

La varietà del nostro territorio

Dio – anzi le divinità che si sono succedute nel corso dei millenni – oppure la dea Natura ci hanno regalato un territorio che è una delizia. Quando si scrive “millenni” abbiamo ragione da vendere in quanto il c.d. “triangolo” ha una storia ben antecedente alla fondazione nel 729 aC di Leontinoi, l’unica colonia greca fondata nell’entroterra siciliano. E’ una delizia che spesso non ci accorgiamo di possedere in quanto immiseriti da una vita frenetica senza senso ed anche perché abbiamo reso il nostro territorio brutto a causa di un esteso abusivismo edilizio e scelte urbanistiche non hanno tutelato le qualità del medesimo (mi riferisco al territorio). Ma ritorniamo all’argomento dell’articolo. Se ci mettiamo davanti una cartina fisica del c.d. “triangolo” ci accorgiamo subito della sua estrema varietà. Immaginiamo una linea ideale che unisce il nostro teritorio con quello di Buccheri, da un lato, e il mare, dall’altro. In mezzo c’è una tale varietà di spazi ed ambienti che ci dovrebbe far riflettere. Abbiamo vicino al confine con Buccheri un panorama da montagna con boschi e neve durante l’inverno. Abbiamo dei pianori collinari, soprattutto fra Borgo Rizza e Pedagaggi. Luogo vocato a un’agricoltura di qualità. Massimamente olivicola. Francofonte e Carlentini si ergono su colline che rappresentano il limite fra i nascenti Iblei e la vicina Piana di Catania. Lentini si trova in un’ampia pianura che ha nel Fiume San Leonardo il suo elemento fisico principale. Da non dimenticare il Biviere di Lentini. Infine le zone marittime dove sfocia il citato Fiume San Leonardo. Ci riferiamo agli agglomerati di case per villeggiatura estiva poste attorno all’estuario. A nord il c.d. “triangolo” – in questo punta – confina con il Comune di Catania. Pertanto, se non erriamo abbiamo ben 5 aree omogenee all’interno del nostro territorio. Territorio che vede la presenza di neve, corsi d’acqua, mare e invasi artificiali (il già soprannominato Biviere di Lentini). Una varietà che si riscontra in maniera rara nel resto d’Italia. Una varietà che è espressione della bellezza del nostro territorio. Una varietà, purtroppo, non avvertita – lo ripeto – da noi stessi abitanti del c.d. “triangolo”. Quando ci accorgeremo che questa varietà può rivestire un ruolo essenziale per un piano di sviluppo coeso e plausibile del nostro circondario? Non si costruisce sviluppo adottando modelli estranei alla nostra storia, cultura e tradizione. Abbiamo delle bellissime risorse locali? Allora tuteliamole, in primis, e poi promuoviamole per assicurare benessere e progresso a noi tutti. Perché un territorio attivo fa si che si arresti il drammatico calo democrafico che stiamo subendo da anni e la fuga di moltissimi giovani. Il territorio è il nostro presente. Non dimentichiamolo.

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