Francesco Sacco: «Parlo di un vestito metaforico e gioco su questo paradosso del segreto e della nudità» – L’INTERVISTA

Francesco Sacco: «Parlo di un vestito metaforico e gioco su questo paradosso del segreto e della nudità» – L’INTERVISTA

Francesco Sacco è tornato con un nuovo singolo, “Vestiti”, che vede la contrapposizione tra un’interiorità segreta, della quale sono testimoni solo gli abiti indossati, e un mondo circostante estraneo e parallelo, associato ad un paesaggio da film western.

«Cambiamenti interiori invisibili all’esterno, micro segreti, aspetti di noi dei quali ci vergogniamo: “Vestiti” parla di quella parte di interiorità che non condividiamo con nessuno, ma custodiamo come rifugio, lasciando il resto del mondo fuori. Paradossalmente i vestiti sono quelli che più spesso ci vedono nudi: per questo nel testo del brano ciò che indossiamo diventa l’unico testimone di queste piccole particelle invisibili, un confessore che “avvolge di cotone il silenzio del tuo cuore”, uno spettatore che conosce tutto senza bisogno di spiegazioni, e che, senza giudicare o dare consigli, accoglie e custodisce la nostra intimità».

-Francesco Sacco

FRANCESCO SACCO|L’INTERVISTA

Lorenza: Ciao Francesco, bentrovato a Radio Una Voce Vicina. Come stai?

Sacco: Benissimo, grazie mille per l’ospitalità!

Lorenza: Ci racconti la genesi del tuo nuovo singolo? Qual è stata la scintilla che ti ho portato a scrivere il testo di “Vestiti”?

Francesco: “Vestiti” ha avuto un processo di scrittura molto veloce. Ci ho pensato banalmente sotto la doccia, in quell’attimo in cui pensi: “Cosa mi metto?!”. E poi è nata questa riflessione: per me – ma credo un po’ per tutti – esiste una parte di interiorità che noi non comunichiamo a nessuno, ma che custodiamo. I vestiti sono la cosa più esteriore e superficiale, stanno ‘sopra’ il nostro corpo e a volte sono un fil rouge che collega momenti diversi, nei quali noi siamo o ci sentiamo persone diverse.

Lorenza: Tu descrivi i vestiti come un prete che non ha bisogno della tua confessione perché avvolge di cotone il silenzio del tuo cuore. E da queste tue parole i vestiti sembrano un po’ i guardiani di un’interiorità segreta. Un rifugio, uno scudo. Eppure per molti l’abbigliamento è un modo per esprimere la propria personalità. Tu da che parte ti schieri? Hai trovato un tuo equilibrio?

Francesco: I vestiti sono veicolo di messaggi. Anch’io, come tutti, ho attraversato una fase della vita in cui era molto importante comunicare all’esterno anche attraverso quel canale. Di fatto, intorno ai 14 anni, i vestiti sono un elemento importante per distinguersi e comunicare la propria personalità. E sono banalmente legati alla musica che ascolti e alle persone con cui esci. La riflessione che faccio in questa canzone è però parallela, perché riguarda un vestito metaforico e gioca su questo paradosso del segreto e della nudità. I vestiti ci coprono ma, paradossalmente, sono quelli che ci vedono nudi più frequentemente. Di conseguenza sanno, senza aver bisogno di ascoltare le nostre parole. Sono testimoni. Ho scelto, dunque, la metafora della confessione perché è un momento molto intimo di introspezione.

Lorenza: C’è un outfit che ti fare sentire particolarmente confident o che, magari, ti rappresenta più di altri?

Francesco: Io sono abbastanza classico. Quanto è comoda la camicia! Molto spesso in spiaggia mi prendono in giro perché vado con la camicia di lino sbottonata. È la massima espressione della comodità. Quindi credo che sarei una camicia di lino in estate ed un bel cappotto lungo d’inverno.

Lorenza: Ma torniamo al tuo nuovo singolo. Qui troviamo una contrapposizione non solo tra mondo interiore e mondo esteriore, ma anche a livello musicale. Di fatto, da un lato troviamo le chitarre western di impronta morriconiana e dall’altro i synth e i campionamenti. Dietro questa scelta c’è il desiderio di traslare anche in musica questo doppio mondo, oppure ci sono semplicemente le tue influenze musicali?

Francesco: Entrambe le cose. Mi piace molto giocare con le contrapposizioni, anche a livello di produzione. Il folk americano e il mondo del west musicale fanno parte delle mie influenze e sono un po’ un feticcio, che ho sempre avuto. È molto difficile andare verso quella direzione musicale, unendo anche elementi elettronici, e scrivere una canzone in italiano che funzioni. È stata una sfida molto interessante.

Lorenza: Francesco io ti ringrazio per essere stato qui con noi e ti faccio un grandissimo in bocca al lupo.

Francesco: Grazie a te, viva il lupo!

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