L’arcivescovo di Siracusa Pappalardo al Palazzo di Giustizia

L’arcivescovo di Siracusa Pappalardo al Palazzo di Giustizia

 

Scrive Papa Francesco nella Bolla di Indizione dell’Anno della Misericordia: “Se Dio si fermasse alla giustizia cesserebbe di essere Dio, sarebbe come tutti gli uomini che invocano il rispetto della legge. La giustizia da sola non basta, e l’esperienza insegna che appellarsi solo ad essa rischia di distruggerla. Per questo Dio va oltre la giustizia con la misericordia e il perdono. Ciò non significa svalutare la giustizia o renderla superflua, al contrario. Chi sbaglia dovrà scontare la pena. Solo che questo non è il fine, ma l’inizio della conversione, perché si sperimenta la tenerezza del perdono” (MV 21)”.

Con queste parole l’arcivescovo di Siracusa, mons. Salvatore Pappalardo, ha iniziato il suo saluto nel tradizionale incontro al palazzo di Giustizia organizzato dalla sezione di Siracusa dell’UGCI, Unione Giuristi Cattolici Italiani. Un momento atteso da tutti gli operatori del Tribunale denominato il “Natale del giurista”. Ad accogliere l’arcivescovo, il presidente della Sezione Civile Antonino Ali, il procuratore capo Francesco Paolo Giordano e l’aggiunto Fabio Scavone, e per il consiglio dell’Ordine degli Avvocati, Alvise Troja.

Ad introdurre l’incontro, nella biblioteca “Antonio Ricupero”, è stato il presidente dell’UGCI di Siracusa, prof. Salvatore Amato, che ha ringraziato mons. Pappalardo per la sua presenza.

“La Giustizia per essere tale deve porre le sue fondamenta sul principio inalienabile e indiscutibile della dignità di ogni essere umano. Se la giustizia non pone al centro l’uomo, diventa inumana, anzi, paradossalmente, potrebbe diventare una “giustizia ingiusta”. Deve porsi a servizio dell’uomo – ha continuato mons. Pappalardo – per poter essere a servizio di Dio, cioè per potere aiutare l’uomo a vivere secondo la dignità che Dio gli ha dato, realizzando il fine per cui Dio l’ha creato: in definitiva, cioè, il rapporto filiale con Dio e il rapporto fraterno con gli uomini”.

L’arcivescovo ha ricordato che “il Natale ha a che fare con il peccato dell’uomo, il quale a causa della sua colpa ha mortificato la sua stessa natura, rompendo l’amicizia con Dio e con gli altri, ritrovandosi catapultato nella voragine del male, che lo ha fatto precipitare nel non senso. Dio per fare Giustizia si carica di tutti gli errori e i pesi di ogni uomo, non usa violenza affinché non si pensi che la Verità sia dalla parte di chi è violento o di chi ha più potere, e dice a voce alta a tutti i suoi figli, dal primo all’ultimo, dal meglio riuscito a chi si è perduto, al figliol prodigo e al figlio maggiore: Tu per me sei il tesoro più prezioso e per te lascio il Cielo per vivere e stare con te, per ridonarti quella dignità mortificata dal peccato e dalla Morte. Ecco la giustizia di Dio che è perfetta nella sua Misericordia. Scrive ancora Papa Francesco: “Questa giustizia di Dio è la misericordia concessa a tutti come grazia in forza della morte e risurrezione di Gesù Cristo. La Croce di Cristo, dunque, è il giudizio di Dio su tutti noi e sul mondo, perché ci offre la certezza dell’amore e della vita nuova” (MV 21)”.

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