Al Carcere di La Spezia la XV edizione del Premio Carlo Castelli. Così ì detenuti scrittori “scartano” l’idea di “rifiuto”

Al Carcere di La Spezia la XV edizione del Premio Carlo Castelli. Così ì detenuti scrittori “scartano” l’idea di “rifiuto”

LA SPEZIA – Si è tenuta venerdì scorso la cerimonia conclusiva della XV edizione del Premio Carlo Castelli, concorso letterario destinato ai detenuti delle carceri italiane. Promosso dalla Società di San Vincenzo De Paoli, Con il Patrocinio di Camera, Senato, Ministero della Giustizia e UCSI Nazionale.
Scrivere per far pace con il proprio passato, prenderne le distanze e diventare persone nuove. È quello che fanno, ogni anno, centinaia di detenuti delle carceri italiane, partecipando al Premio Carlo Castelli: il concorso letterario indetto dalla Società di San Vincenzo De Paoli, con il patrocinio di Camera e Senato, Ministero della Giustizia, UCSI, Università Europea di Roma; media-partner il Dicastero per la Comunicazione e TV2000-Radio inBlu.
Tre i premiati, ciascuno dei quali si è aggiudicato un doppio riconoscimento in denaro: una parte che va a favore dell’autore del testo ed una parte che, il recluso stesso, destinerà ad un intervento nel sociale. Immaginiamo quanto possa valere questo per chi, chiuso tra le mura di una cella, lotta ogni giorno con il ricordo del proprio passato, senza sapere ancora quale futuro costruire.
Il tema di questa edizione è: “No all’indifferenza, nessuno è uno scarto”. «Indifferenza – dichiara Giulia Bandiera, Delegata Carceri e Devianza della Federazione Nazionale italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV – che riguarda chi ha commesso un reato, nei confronti della vittima; ma che spesso è anche la reazione della società nei confronti del detenuto. Da qui lo scarto che ne è la conseguenza, e che crea una catena umana di dolore, privazione e solitudine».
«Oggi – osserva Paola Da Ros, Presidente della Federazione Nazionale Società di San Vincenzo De Paoli ODV – ci troviamo dentro un carcere. Non è certo un mondo facile, né per i ristretti, né per il personale di sorveglianza, né per gli educatori. E nemmeno per i Volontari. Quella dei penitenziari è una delle sfide più complesse per le Associazioni e per tutta la società”. “Vorrei considerare la detenzione come una parentesi – prosegue – un periodo che, se è vero che inizia con un errore commesso, può e deve terminare con il reinserimento del detenuto».
Il primo classificato è “Andrea” (uno pseudonimo) con un racconto autobiografico dal titolo: “Scusi, ma quello a destra è il mare…?”, che narra quanto accaduto durante il trasferimento da un altro carcere: il secondino che accompagna il detenuto risponde a questa domanda fermando il mezzo per consentire al ristretto di raggiungere la spiaggia e guardare il mare un’ultima volta, prima di raggiungere la nuova struttura a cui è destinato, su al nord. Uno “strappo alla regola” che nasconde una profonda umanità: nessuno è uno scarto ed anche chi ha commesso il peggior crimine ha diritto ad essere trattato con umanità.

Mentre Alessandro Ginotta, Presidente di UCSI Piemonte e moderatore dell’evento, intervista Claudia Francardi ed Irene Sisi, avviene un evento inaspettato: dalle celle giungono dapprima trambusto, poi scroscianti applausi. Inaspettatamente due ristretti salgono sul palco e chiedono di parlare al microfono per ringraziare personalmente le due donne: una, vedova di un carabiniere defunto; l’altra, madre del suo aggressore. Claudia, Irene ed anche il figlio Matteo che, dopo essersi laureato in carcere con 110 e lode, ora frequenta un secondo corso di laurea, hanno intrapreso insieme un bellissimo cammino fatto di ascolto, perdono e riscatto, da cui è scaturita una intensa amicizia. Commentando la testimonianza di Giustizia riparativa, Ginotta osserva: «ogni volta che un volontario entra in carcere per un servizio esce con un carico di emozioni, di empatia, di umanità. Sensazioni talvolta contrastanti, che restituiscono la consapevolezza della debolezza della condizione umana, perennemente in bilico tra il bene ed il male. Ma c’è un sentimento ancora più forte: l’Amore con la “A” maiuscola, quello che troviamo nel Vangelo. Quando arriva, come adesso, tutto cambia. E così, anche una realtà difficile, come il carcere, acquista una dimensione nuova».
Nel pomeriggio si sono alternati autorevoli relatori, tra cui il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick; Luigi Accattoli, giornalista e Presidente della Giuria del Premio Carlo Castelli; Patrizia Garista, docente di pedagogia sociale all’Università di Perugia; Matteo Villanova, dell’Osservatorio O.L.T.R.E.E.E. dell’Università degli Studi Roma Tre; Maria Cristina Failla, magistrato, ex Presidente del Tribunale di Massa Carrara. Per la Società di San Vincenzo De Paoli erano presenti anche Monica Assanta e Maria Ketty Cannizzo, oltre ad un folto gruppo di giovani e volontari provenienti da tutta Italia. Sullo sfondo, il Golfo di La Spezia, ritratto in un mosaico di 4 metri per 2 realizzato dai detenuti con sugheri, lattine, stoffe, bottoni, carta e cartoni riciclati. A testimonianza del fatto che lo scarto, se si è capaci di valorizzarlo, può prende nuova forma e nuova vita.
Al premio Castelli per questa edizione è stato conferito il riconoscimento dell’alta medaglia da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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