Vicenda Cuffaro, l’indignazione del Partito democratico di Lentini

Vicenda Cuffaro, l’indignazione del Partito democratico di Lentini

LENTINI – Il Partito Democratico di Lentini intervengono sulla vicenda relativa all’inchiesta che vede coinvolti il segretario nazionale della Democrazia cristiana Salvatore Cuffaro, il deputato Saverio Romano e altri sedici indagati. La presa di posizione è a firma della segretaria del Circolo di Lentini Claudia Saccà che, in una nota, invita istituzioni, associazioni e cittadini a prendere posizione affinchè la cosa pubblica in “cosa di qualcuno” e tornare finalmente a essere una “cosa di tutti”. ” Le ultime inchieste giudiziarie che coinvolgono Totò Cuffaro — e la sua rete di relazioni dentro e fuori la sanità siciliana — si legge nella nota a firma della segretaria cittadina Claudia Saccà – gettano nuove ombre su un sistema che sembra non conoscere né tempo né vergogna. Un sistema immutabile, radicato, clientelare. Perché in Sicilia è sempre “cosa di qualcuno”, anche quando è cosa pubblica. Una cultura che pesa più dei singoli illeciti, perché corrode la fiducia, annienta la dignità e tiene la Sicilia ferma e assuefatta a un sistema che scambia diritti per favori. L’ultima inchiesta avanzata dalla Procura di Palermo non è che l’ennesimo capitolo di una storia datata. Dopo anni di scandali che abbiamo derubricato a “casi di malasanità”, la trama resta sempre la stessa. Tra favori e promesse, referti oncologici dimenticati, mazzette camuffate in bomboniere e ascensori che precipitano, l’unica costante rimane la tragedia umana: di chi cerca cure in un sistema che è al collasso. La vera battaglia oggi non è contro un singolo nome ma contro un modo di intendere il potere di cui dobbiamo liberarci e di cui Cuffaro rappresenta solo l’emblema più riconoscibile. Per questo, come Partito Democratico di Lentini, chiederemo a gran voce di aprire una riflessione politica concreta, dentro le istituzioni e tra le persone: in Consiglio comunale, nelle piazze, davanti agli ospedali. Perché finché non si spezzerà la catena che lega la politica alla gestione della salute, la Sicilia resterà ostaggio di un sistema che usa la sanità come cassa di consenso e potere. Occorre una riforma profonda e coraggiosa del servizio sanitario regionale, con strumenti normativi concreti in grado di sottrarre la gestione della sanità agli arbitri della politica. Ma serve anche e soprattutto un atto di responsabilità da parte della politica stessa, che deve intervenire prima che lo faccia la magistratura. Ridiamo voce alle siciliane e ai siciliani indignati, che non accettano più di subire un sistema che continua ad operare sulla loro pelle”.