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Symptoma, nuova piattaforma online basata su Intelligenza Artificiale, rileva potenziali infezioni da Covid-19 con una precisione del 96,32%

Symptoma, nuova piattaforma online basata su Intelligenza Artificiale, rileva potenziali infezioni da Covid-19 con una precisione del 96,32%

VIENNA – L’innovativo motore di ricerca medica Symptoma, creato nella regione dell’Attersee (Alta Austria) da Jama Nateqi e Thomas Lutz, grazie a un sofisticato utilizzo dell’Intelligenza Artificiale (A.I.) fornisce un elenco delle possibili diagnosi di malattia in base ai sintomi dichiarati dall’utente, in ordine di probabilità. Nella valutazione del rischio di infezione da Covid-19, il software raggiunge una precisione del 96,32%come rilevato in diversi studi scientifici sottoposti a revisione paritaria, recentemente pubblicati anche sulla rivista Nature.[1]

La città di Vienna ha recentemente messo a disposizione un questionario online, basato sulla piattaforma Symptoma e denominato Symptom-Checker, composto da venti domande (alla maggior parte delle quali la risposta è sì o no, ma a cui il paziente può aggiungere liberamente eventuali altri sintomi) grazie alle quali viene eseguita una valutazione immediata del rischio di contagio da Covid-19. L’obiettivo è offrire ai cittadini che ne hanno più bisogno l’opportunità di fare il tampone in modalità prioritaria, oltre ad alleviare l’attuale pressione sui servizi sanitari, a cui sempre più persone si rivolgono per ricevere chiarimenti sui propri sintomi.

Il Symptom-Checker è stato sviluppato dalla società di software Symptoma GmbH e implementato nella città di Vienna, in collaborazione con il locale Servizio Sanitario e su specifiche indicate da quest’ultimo. Symtom-Checker è basato su Intelligenza Artificiale (A.I.) e la società si occupa anche dell’aggiornamento del questionario sulla situazione epidemiologica. L’obiettivo è di aiutare medici e ospedali a fornire diagnosi più veloci e corrette, in particolare nel caso del Covid-19, i cui sintomi generici condivisi con altre malattie ne rendono difficile l’autodiagnosi.

Il risultato raggiunto dal dottor Jama Nateqi, medico formato prima all’Università Privata Paracelsus di Salisburgo, poi alla facoltà di medicina dell’Università di Yale, arriva al suo compimento dopo un lavoro di ricerca durato ben 14 anni. Dieci milioni di utenti in tutto il mondo accedono ogni mese alla chatbot austriaca, disponibile in 36 lingue. Oltre 100.000 medici, studi medici e ospedali hanno accesso al motore di ricerca tramite una connessione ai database e alle piattaforme di medici professionisti, come quella dell’editore medico Thieme.

Symptoma è un dispositivo medicale di classe I certificato secondo la norma dell´UE 93/42/EEC, e la Commissione Europea ha recentemente nominato l’omonima società come una fra le migliori 50 aziende dell’Unione. Gli sviluppatori attualmente hanno come partner di ricerca in Italia l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, l’Università degli Studi di Padova e la Fondazione Democenter di Modena. I medici spesso hanno difficoltà a fornire diagnosi corrette ai pazienti, soprattutto quando si tratta di identificare le malattie rare. “Ogni sette diagnosi, una viene compiuta in modo errato o troppo tardi. Alla luce delle oltre 20.000 malattie conosciute, questo dato non sorprende”, spiega il dottor Nateqi. “Circa 1,5 milioni di vite potrebbero essere salvate ogni anno con una migliore diagnostica” prosegue. “La tecnologia, in particolare l’intelligenza artificiale, dovrebbero poterci aiutare”.

“Il rapporto tra medico e paziente – conclude Nateqi – sta cambiando drasticamente”. “Quando vado da un medico e, nel vero senso della parola, gli affido la mia vita e la mia personale storia di sofferenza, nascono grandi aspettative che anche da medico non si vuole deludere”, spiega. “Il paziente soffre, la sua vita è in pericolo, e ha tutti i diritti di avere tutte le informazioni disponibili”.

 “Attualmente stiamo assistendo a un cambio di paradigma verso la cosiddetta medicina di precisione: i trattamenti efficaci sono quelli che si basano su dati molto personali del paziente, ad esempio lo stile di vita o la sua costituzione, e si comprende così quali schemi abbiano portato a una particolare diagnosi. Un trattamento così altamente personalizzato sarebbe pertanto impossibile senza interfacce digitali e intelligenza artificiale.”

L’Austria è terra d’innovazione e si colloca al secondo posto in Europa tra i Paesi che maggiormente investono in R&S: la spesa totale in Ricerca rispetto al Pil è passata dall’ 1,53% (1994) all’attuale 3,19%. Le società austriache ed estere contribuiscono a circa la metà degli investimenti R&D. A loro volta, le aziende la cui casa madre non risiede in Austria contribuiscono per un ulteriore 50% del totale. Una delle ragioni di questa forte crescita è il contributo alle spese in ricerca tramite credito d’imposta, che in Austria nel 2018 è cresciuto fino al 14%.  Oggi l’Austria è tra i pochi Paesi europei che hanno superato l’obiettivo strategico, stabilito dall’UE, del 3% d’investimento in R&S entro la fine del 2020. Con circa 2.300 domande di brevetto nel 2018, l’Austria si è inoltre piazzata al settimo posto della classifica stilata dall’Ufficio europeo dei Brevetti, superando così del 3,8% il proprio record messo a segno nel 2017. I 261 brevetti ogni milione di abitanti della Repubblica Alpina costituiscono il doppio della media dell’UE, pari a 139 brevetti. Non stupisce pertanto che l’Austria occupi il nono posto anche nella classifica mondiale dei premi Nobel per milione di abitanti, davanti a Germania (all’undicesimo posto) e Francia (al quattordicesimo posto).

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Redazione

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