Morto il giornalista Michele Albanese, simbolo della lotta alla ‘ndrangheta

Morto il giornalista Michele Albanese, simbolo della lotta alla ‘ndrangheta

REGGIO CALABRIA – È morto nell’ospedale di Cosenza il giornalista Michele Albanese, redattore del Quotidiano del Sud e collaboratore dell’Ansa, consigliere nazionale della Fnsi, dell’Ucsi Nazionale. Da qualche anno era diventato responsabile della comunicazione della Medcenter di Gioia Tauro. Aveva 63 anni. Michele Albanese era uno dei giornalisti più esperti in materia di ‘ndrangheta e punto di riferimento per tanti colleghi non solo in Calabria ma a livello nazionale. Nella sua lunga carriera si è occupato prevalentemente di cronaca nera e giudiziaria e la scorta gli era stata assegnata dopo che, da un’intercettazione, era emerso che c’era un progetto della ‘ndrangheta per ucciderlo. A causa delle minacce subite delle cosche della Piana di Gioia Tauro, su richiesta della Dda di Reggio Calabria il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica della prefettura aveva disposto il provvedimento. Albanese era anche molto impegnato nel movimento antimafia e con l’associazione Libera di don Ciotti. Per l’ANSA ha seguito le principali inchieste di ‘ndrangheta. Nella sua carriera ha collaborato anche con altre testate. Viveva a Cinquefrondi, nella città metropolitana di Reggio Calabria. Nato a Cinquefrondi, in provincia di Reggio Calabria, Albanese era una colonna portante del ‘Quotidiano del Sud’, in particolare della redazione di Gioia Tauro. Ha dedicato la sua intera vita e carriera professionale alla lotta alla ‘ndrangheta e, per questo motivo, era finito nel mirino dei clan della Piana. Suo, infatti, lo scoop sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nei riti religiosi e ‘l’inchino’ della statua della Madonna di Polsi davanti alla casa di un boss. A causa delle sue inchieste, viveva sotto scorta dal 2014. Lascia la moglie Melania e le due figlie, Maria Pia e Michela. “A nome della Giunta regionale esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di Michele Albanese e mi stringo alla sua famiglia e alla comunità del ‘Quotidiano del Sud'” scrive in una nota, Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria. Occhiuto lo ricorda come “un giornalista arguto, mai banale, capace di trattare temi estremamente delicati con rigore ma allo stesso tempo con grande amore per la sua Calabria”. “Con lui – continua – avevo un rapporto franco e schietto, con periodici confronti sul futuro della Regione, sulle opportunità di crescita, e sullo sviluppo del Porto di Gioia Tauro. La Calabria perde un validissimo professionista. Mancherà tanto a tutti noi”. Carlo Parisi, segretario generale di Figec Cisal, lo ricorda così su Giornalisti Italia: “Michele non è stato solo uno stimatissimo collega, è stato un amico, un fratello, un uomo che con la sua passione e la sua saggezza ha sempre incarnato il vero giornalista che, in una terra di frontiera come la Calabria, piuttosto che piangersi addosso si è sempre rimboccato le maniche alla ricerca della verità”. Dal 17 luglio 2014 è stato costretto a vivere sotto scorta dopo la scoperta, attraverso alcune intercettazioni telefoniche, della preparazione di un attentato contro di lui. Della sua personale vicenda ha parlato con emittenti straniere e in un libro, e le minacce ricevute hanno rafforzato il suo impegno per la libertà dei giornalisti, espresso anche in numerose manifestazioni pubbliche.