LO STATO SOCIALE: IL “RECOVERY TOUR” FA TAPPA A MILANO

LO STATO SOCIALE: IL “RECOVERY TOUR” FA TAPPA A MILANO

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Milano, Castello Sforzesco. È partito da qui il “Recovery Tour” de Lo Stato Sociale che, nelle prossime settimane, farà tappa anche a Bologna (22 giugno), Collegno (18 luglio), Treviso (4 agosto) e Roma (8 agosto). Un’occasione – per i regaz – per tornare a suonare insieme e per sorprendere, ancora una volta, la propria fanbase con esibizioni trascinanti, mai scontate, tra un sorriso e qualche lacrima di commozione.

«Ci ricordiamo come si fa a stare insieme? In un momento difficile per tutti, abbiamo messo assieme dieci anni di musica e il bisogno di raccontare quello che siamo diventati. Il nostro #RecoveryTour è fame d’aria, di libertà, di amore, di curarsi un po’ – finalmente – anche l’anima. È la voglia di ricominciare a stare in mezzo agli altri e con gli altri, senza niente di più di una manciata di canzoni semplici. Perché siamo tanti, diversi e bellissimi e questa band è sempre stata il viaggio di cinque scemi persi in questa bellezza. Noi, i nostri strumenti e le nostre voci: uno spettacolo senza fronzoli, simile ai nostri esordi, condito solo dalla voglia di stare insieme. Chi c’era sa di cosa stiamo parlando. Uno show senza niente ma in cui non mancherà nulla, un territorio vergine per ricominciare ad amarsi»

Una festa. Mi piace definire così questa data 0 del “Recovery Tour”. Una festa a cui, però, mancavano alcuni invitati. Sono tanti, infatti, i lavoratori del mondo dello spettacolo che sono dovuti rimanere a casa. La musica è tornata dunque a suonare live, ma è stata costretta ad adattarsi a nuovi protocolli. E se il cuore era pronto ad emozionarsi, le gambe facevano ancora un po’ di fatica a rimanere ferme, su una sedia. Avrebbero voluto correre, saltare e sentire l’adrenalina che scorre.

Coinvolgente e interattivo – il Recovery Tour ha un numero di telefono al quale poter scrivere –, lo show ha messo in luce la natura più intima de Lo Stato Sociale: quella di collettivo, non di band. Perché non c’è un frontman, bensì cinque individui molto diversi tra loro ma con una comune passione. E con loro è salita sul palco – nella veste di chitarrista – anche Eleonora, spettatrice e fan di Albi, Lodo, Checco, Bebo e Carota.

In chiusura, il collettivo bolognese ha consegnato al proprio pubblico una versione intima e ‘sperimentale’ di “Una Vita in Vacanza”, senza alcuna amplificazione, totalmente in acustico. E malgrado le mascherine, dalla platea si è alzato un solo coro che cantava: «Una vita in vacanza. Una vecchia che balla. Niente nuovo che avanza, ma tutta la banda che suona e che canta per un mondo diverso. Libertà e tempo perso. E nessuno che dice “se sbagli sei fuori”».

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