Lentini, le sale del museo archeologico dedicate a Salvatore Ciancio.  La proposta di Franco Valenti

Lentini, le sale del museo archeologico dedicate a Salvatore Ciancio. La proposta di Franco Valenti

di Luca Marino
LENTINI – “Dedicare alla memoria del compianto ed illustre professore Salvatore Ciancio una delle sale del museo archeologico regionale cittadino”. E’ la proposta lanciata dal dottore Francesco Valenti, insigne studioso dell’antica Lentini, collaboratore di Cammino, nel corso della conferenza da lui tenuta sulla figura dello studioso lentinese, organizzata dall’Archeoclub d’Italia a palazzo Beneventano lo scorso giorno 4. Sarebbe una sorta di “risarcimento” alla memoria di un fine ed erudito intellettuale che tanto ha fatto per Lentini e le sue testimonianze storico-artistiche. Nato nel 1921 a Catania da una famiglia d’origine lentinese, si trasferì ben presto a Lentini dove, dopo la laurea in lettere antiche, ha insegnato al liceo classico “Gorgia”. Non solo docente apprezzato, ma anche appassionato studioso d’archeologia con l’esplorazione e lo studio dei siti archeologici di S. Mauro, Ciricò e S. Eligio. Ai rilievi ed agli scavi in situ, Ciancio aggiungeva lo studio e l’analisi partendo da ciò che i testi classici riportano. Numerose le opere da lui scritte sulle grotte rupestri del Crocefisso e di S. Lucia, oltre alla collaborazione con prestigiose riviste internazionali. Importante l’apporto che ha dato alla costituzione dell’antiquarium comunale, primo nucleo di quello che sarebbe diventato poi il locale museo archeologico. Trasferitosi ad Avola dove morì nel 1984, lì individuò l’unico esemplare di dolmen che si conosca nella nostra isola. Va detto, peraltro, che fu anche il primo ad ipotizzare la provenienza locale, lentinese specificamente, dei bronzi di Riace e semmai davvero quest’ipotesi, oggi tornata prepotentemente alla ribalta, fosse verificata davvero a Ciancio dovrebbe andare il merito di tale intuizione. Adesso, sulla scorta di questa lodevole iniziativa, sarebbe davvero bello poter avere al museo una sala dedicata all’insegnante con la passione d’archeologo -Lentini, in verità gli ha intitolato una strada- magari quella dove sono esposti i reperti di contrada S. Eligio.