Il Seicento: il secolo tragico per la Sicilia.

di Emanuele Gentile
CARLENTINI – In questi giorni stanno avvenendo un po’ ovunque in Sicilia le manifestazioni commemorative del devastante terremoto che colpì la nostra terra 326 anni fa. Per la precisione furono due gli eventi sismici disastrosi. Il primo alle ore 21:00 (le 4:30 secondo il sistema orario italiano del tempo) del 9 gennaio del 1693 con un’intensità fra l’ottavo e il nono grado della Scala Mercalli-Cancani-Sieberg (in sigla: MCS). Il secondo alle ore 13:30 (le 21:00 per l’orario all’italiana in vigore in quel tempo) due giorni dopo, ossia l’undici gennaio. Questa volta con un’intensità pari a 11 gradi della Scala MCS! Come facilmente capirete gli effetti furono distruttivi ovunque. Infatti la seconda scossa coinvolse ben 14.000 kmq della Sicilia. I danni maggiori furono registrati in territori corrispondenti alle attuali province di Siracusa, Catania e Ragusa. I morti accertati furono circa 54.000 basandoci su una statistica ufficiale stilata nel maggio dello stesso anno. Nel dettaglio: 12.000 morti nella sola Catania (il 63% dei circa 19.000 abitanti di allora); 5.045 (51%) a Ragusa; 1.840 (30%) ad Augusta; 3.000 (25%) a Noto; 3.500 (23%) a Siracusa, e 3.400 (19%) a Modica. Dovete pensare che lo sciame sismico, secondo annotazioni e missive del tempo, terminò ad ottobre del 1694. Un calvario senza pari per i sopravvissuti che furono costretti a vivere in condizioni al dir poco misere. Tale terremoto fece capire alle popolazioni colpite quanto la vita fosse un fuscello pronto a perdersi nel vento. Infatti, appena si riusciva a costruire degli alloggi di fortuna arrivava tosto una scossa in grado di abbattere quel poco di rifugi costruiti. Persino l’acqua era diventata una risorsa quasi del tutto proibitiva poiché la forza del sisma aveva modificato le risorse sorgive e le falde acquifere facendo sì che intere comunità non potevano più approvvigionarsi. Il Professore Giuseppe Barone, uno dei più autorevoli storici siciliani e originario di Modica, ha scritto dei saggi fondamentali capaci di descrivere fin nei minimi dettagli una situazione simile a un “fallout” nucleare. Per raggranellare qualche soldo si tagliavano persino le dita a donne, ancora in vita, per togliere loro anelli e gioielleria varia! Ci furono – è il caso di dirlo – delle scene di autentico film d’orrore! Tuttavia, è necessario dare uno sguardo storico all’intero Seicento siciliano. Ci accorgeremo subito che codesto secolo fu sicuramente un periodo fra i più tragici della millenaria storia della nostra terra. A cavallo fra il 1624 e il 1626 assistiamo allo scoppio di mortali epidemie di peste in tutta l’isola. Nessun angolo della Sicilia fu al riparo causando un altissimo numero imprecisato di morti. Pensate solo alla città di Modica che fu quasi distrutta nel terremoto del 1542, passano alcuni anni ed ecco la peste per finire con il drammatico terremoto del gennaio di 326 anni fa. Una via crucis senza pari. Nel 1647 abbiamo le rivolte di Palermo e di Catania. Rivolte a seguito dell’instaurazione di un regime populista a Napoli capeggiato dal famosissimo Masaniello. Le rivendicazioni erano giuste perché non si sopportava più un sistema fiscale che aveva nella gabella il proprio fulcro. A ciò si accosti una cronica mancanza di prodotti della terra basilari quali il grano. Si assistettero a Passano ventidue anni e nel 1669 abbiamo la più disastrosa eruzione dell’Etna. Un’eruzione in grado di seppellire sotto un torrenziale strato di magma – largo 4 kilometri ed alto 50 metri – quasi tutta la città e di arrivare fino al mare distruggendo di fatto il porto. Il fenomeno eruttivo durò dall’11 marzo al 15 luglio. Il numero di abitanti di Catania si ridusse da 20.000 a soli 3.000! Catania fu in assoluto la città martire della Sicilia del Seicento in quanto dovette subire le nefaste conseguenze della peste di inizio secolo, delle rivolte del 1647, dell’eruzione e del terremoto del 1693. Capirete, da quanto vi ho descritto, che il Seicento è stato un secolo orribile per la nostra terra. Ma non dovete credere che tutta questa sequela di eventi tragici e distruttivi abbiano influito in maniera negativa sull’animo dei siciliani di quel tempo. I siciliani del Seicento riuscirono a trasformare una condizione di vita estremamente fragile in un’occasione di riscatto e risorgimento grazie all’enorme lavoro di ricostruzione che fu effettuato. Un lavoro di ricostruzione molto attento, oculato, approfondito e che possedeva una sua visione del mondo. Molte delle soluzione urbanistiche adottate furono considerati modelli in tutta l’Europa del tempo tanto che Lisbona – distrutta da un violentissimo terremoto nel 1755 – seguì la strada intrapresa dalla Sicilia per risollevarsi dall’immane tragedia occorsa. Con il Seicento termina in Sicilia il Medioevo ed inizia l’età moderna.
Nb: Per redigere l’articolo che state leggendo ho consultato delle risorse disponibili su Internet.

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