Il parco archeologico “Leontinoi” cambia denominazione: “Leontinoi e Megara”. Il decreto firmato dall’assessore Alberto Samonà

Il parco archeologico “Leontinoi” cambia denominazione: “Leontinoi e Megara”. Il decreto firmato dall’assessore Alberto Samonà

LENTINI – Il Parco archeologico regionale di Leontìnoi cambia denominazione. Con decreto dell’Assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, infatti, è stata modificata la denominazione, che da oggi sarà “Parco archeologico di Leontìnoi e Mègara”. La valenza storica dell’antica Megara Hyblaea che era stata omessa nell’originaria denominazione del Parco di Leontinoi, rischiava di essere sottovalutata. Un’assenza che non è sfuggita all’Assessore Samonà che, con la modifica integrativa della denominazione del Parco archeologico, ha voluto ristabilire una verità storica restituendo all’antica colonia greca la giusta evidenza. La nuova denominazione riconosce la doppia anima del parco – sottolinea l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – e ne identifica in modo completo il suo patrimonio che include sia Leontinoi che la colonia greca di Megara Hyblaea, fondata un anno dopo. La nuova denominazione del Parco, inclusiva delle due città è un modo per restituire dignità ai luoghi e alla storia”. Le due città antiche, già accomunate nella loro storia, costituiscono – evidenzia il direttore del Parco, Lorenzo Guzzardi – uno dei più ricchi patrimoni culturali e ambientali dell’Isola in cui gli scavi archeologici, a partire dagli anni Cinquanta dello scorso secolo, continuano a riservare sorprese e importanti scoperte, grazie alla collaborazione di varie università italiane e straniere. Megara in particolare avrà presto nella zona del Faro Cantera il suo museo grazie ai lavori appena consegnati che interesseranno tutto il Parco e la cui conclusione è prevista per la fine del prossimo anno”. Cenni storici su Megara Hyblaea – La colonia greca di Megara Hyblaea, fondata da megaresi nel 728 a.C. venne rasa al suolo due volte, nel 483 a.C. da Gelone, tiranno di Gela, e nel 213 a.C. dai Romani. La necropoli si trova fuori dalle mura, addossata alla cinta più antica (prima di passare il ponte della ferrovia, in prossimità della curva, imboccare la stradina sterrata che diparte sulla destra). Una delle caratteristiche del sito è che si possono ancora leggere le varie fasi di vita della città, a partire dai resti arcaici cui si sono sovrapposti gli edifici del periodo ellenistico. Sulla piazza si distingue sulla sinistra un santuario identificabile dal semicerchio che lo chiude a nord. Imboccando la strada D 1, alla sua sinistra, si costeggia una grande casa ellenistica del IV-II sec. a.C. (ingresso segnato da una scaletta di ferro) composta da circa 20 vani disposti intorno a due cortili, uno di forma rettangolare con al centro un pozzo, l’altro di forma trapezoidale. Alcune delle stanze presentano ancora resti della pavimentazione in opus signinum (amalgama di frammenti fittili ed altre macerie minute, impastati con calce). Molto ben visibili sono le soglie dei vari ambienti che presentano ancora i segni dei cardini delle porte. Ritornando sull’agorà si costeggiano, sulla sinistra, i bagni ellenistici. Si riconoscono un forno (sotto la passerella metallica) ed una sala rotonda per le abluzioni che ospitava vasche disposte sulla circonferenza. Lungo la strada C 1 (sulla destra dei bagni) si trova un Pritaneo (sala per le riunioni dei magistrati) di epoca arcaica (VI sec. a.C.) caratterizzato da blocchi squadrati e regolari, il proseguimento del decumano oltre la piazza termina con la Porta Ovest e le fortificazioni di epoca ellenistica, a conci regolari e rafforzate da torri difensive. Cenni storici su Leontinoi – Fu un’influente polis della Sicilia Greca. Di origine sicula, venne fondata nel 729 a.C. da calcidesi provenienti dalla colonia euboica di Naxos, posta poco più a nord, che cacciarono gli indigeni Siculi e ne grecizzarono il nome. Elemento emblematico della città fu il leone, simbolo del dio Apollo, che viene rappresentato anche nelle monete coniate nella città. Il periodo antecedente la colonizzazione greca di Leontinoi è oscuro. Delle civiltà preelleniche rimangono i ritrovamenti nelle zone archeologiche, in particolare grotte murate e capanne del tipo italico. Popolazioni di varia origine avevano occupato le colline: tra queste i Siculi che, giunti sull’isola, cacciarono i Sicani verso occidente. I Siculi si stanziarono sul colle di Metapiccola, dando origine ad un insediamento che gli studiosi hanno identificato con la mitica Xouthia. La loro economia si basava sull’agricoltura, ma anche sulla pesca e sul commercio, esercitato attraverso lo scalo di Castelluccio. Contemporaneamente, sui colli circostanti continuavano a vivere popoli indigeni, che sembrano aver mantenuto con i Siculi rapporti amichevoli e che continuarono ad occupare la stessa zona anche quando dei Siculi si persero le tracce. Sono queste le genti che i Calcidesi trovano sul colle di San Mauro nel 729 a.C. o, come è più probabile, nel 751-750 a.C. Il sito di Leontinoi si sviluppa tra Lentini e Carlentini. L’area dell’agorà si trova in una vallata circondata a sud est dal colle della Metapiccola e a sud ovest dal colle San Mauro. Mentre a nord vi è l’area del Castellaccio. Il parco archeologico copre l’intera estensione dell’antica città ed è accessibile da sud, con ingresso dalla porta siracusana, una porta a tenaglia di cui sono ben visibili i tratti murari. Sull’ingresso sono rintracciabili anche dei monumenti funerari e delle vicine necropoli del IV e III sec a.C. Le prime tombe di questa zona risalgono al VI sec a.C. L’agorà si trova al centro della vallata. Sul colle della Metapiccola è presente un villaggio preistorico identificato con l’antica Xouthia. Gli scavi hanno evidenziato la presenza di capanne rettangolari col basamento infossato. Le capanne erano di legno, difatti sono visibili anche i segni dei pali sul terreno. La cinta muraria ha un andamento complesso e mostra quattro interventi costruttivi. La più antica risale al VII secolo a.C. e circondava solo l’acropoli; di essa sono emersi alcuni tratti sul lato est del colle S. Mauro con incisioni che distinguono la cava di estrazione. La seconda cinta è degli inizi del VI secolo a.C. e dal fondovalle risaliva sino al colle della Metapiccola. La fortificazione, ben visibile a piccoli blocchi, presenta una torre circolare. Un restauro delle mura avvenne nel III secolo a.C. durante la guerra tra Roma e Siracusa.

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