Francofonte. ‘Un morto ogni tanto’, il giornalista Paolo Borrometi si racconta

Francofonte. ‘Un morto ogni tanto’, il giornalista Paolo Borrometi si racconta

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FRANCOFONTE – Paolo Borrometi  ha incontrato, ieri sera, i francofontesi durante un evento organizzato dall’UCSI Siracusa e dalla parrocchia Sant’Antonio Abate in collaborazione con l’UCSI Sicilia. Una testimonianza, quella del giornalista di TV 2000, direttore de “La Spia” e autore del libro ‘Un morto ogni tanto’ che sa tanto di speranza. Perchè bisogna continuare a lottare contro chi cerca di mettere a tacere la verità senza mai arrendersi, nonostante tutto. Nonostante gli atti intimidatori. Nonostante la minaccia, reale, di dover diventare ‘un murticeddu’, un morto.

A introdurre la serata è stato il giornalista Salvo Di Salvo, componente della giunta Nazionale UCSI e presidente dell’UCSI Siracusa che ha rievocato i recenti fatti di cronaca che hanno visto coinvolti molti colleghi giornalisti. Di Salvo ha ricordato anche Antonella Frazzetto, giornalista de “La Sicilia” e dirigente del II° Istituto Comprensivo “Dante Alighieri” di Francofonte, scomparsa prematuramente lo scorso mese di aprile e ha voluto dedicare a lei, al marito Angelo LoPresti, giornalista de “Il Giornale di Sicilia” lì presente, alle figlie della coppia e ai genitori, l’incontro.

Poi ha passato la parola a Prospero Dente, segretario provinciale di Assostampa Siracusa che ha sottolineato quanto “la libertà di stampa serva a noi per continuare a scrivere e a voi per continuare a leggere tutto ciò che accade nel nostro paese”. Don Luca Gallina, parroco della Chiesa di Sant’Antonio Abate, ha ribadito l’importanza degli uomini della scorta e ha rivolto loro un caloroso saluto.

“Non c’è luogo più bello e indicato di una chiesa per parlare di comunicazione – ha commentato invece il giornalista Angelo LoPresti. Parlare significa comunicare, significa stare insieme, avere fiducia e dare fiducia al prossimo. Tra l’altro, l’evento si svolge in una data come questa, molto importante, la giornata della legalità”. L’incontro, infatti, si è svolto proprio nella giornata che ha commemorato l’anniversario della strage di Capaci, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta.

“La lotta alle mafie deve partire dai cittadini, da ognuno di noi”: ha detto Paolo Borrometi. “Troppo spesso citiamo le Forze dell’Ordine solo per le brillanti operazioni. Dovremmo ringraziarli ogni giorno, perchè è grazie a loro se noi possiamo vivere in un paese dove le regole vengono fatte rispettare”. 

“Il giornalista a volte ci racconta cose che a noi non piacciono. Vedere quello che è lo stato delle nostre amministrazioni locali, delle persone che ci rappresentano, a volte mi fa veramente male. Ma facendo finta di nulla a poco a poco ci abitueremo alle peggiori cose”: ha commentato ancora.

“Scrivere questo libro è stata una liberazione”: spiega a proposito del volume ‘Un morto ogni tanto’. “Io non sono un eroe, ma cerco di fare il mio dovere che è quello di raccontare. In questo libro ho tentato di raccontare ciò che ho visto con i miei occhi e ciò che ho sentito con le mie orecchie. L’ho verificato e ho tentato di metterlo nero su bianco, affinchè voi possiate essere coscienti di ciò che accade. Solo con la presa di coscienza possiamo decidere da che parte stare.  Dobbiamo smettere di fare finta di nulla”.

Borrometi ha raccontato da cosa deriva il titolo del libro ‘Un morto ogni tanto’: “Si tratta di una frase dell’intercettazione con la quale volevano farmi saltare in aria insieme agli uomini della mia scorta”. Il giornalista era diventato un bersaglio perchè aveva avuto il coraggio di parlare di argomenti scottanti.

“Un giornalista che smette di raccontare ciò che vede con i propri occhi non solo non farà bene il proprio dovere, ma avrà la responsabilità di non informare ognuno di voi”: sottolinea quando ricorda la sua scelta, coraggiosa, di proseguire nel suo cammino e continuare a scrivere.

“Sono tante le persone libere che vorrebbero realmente liberarsi dalla Mafia”: ha detto ancora Borrometi. “Siamo noi che dobbiamo decidere da che parte stare”. 

“La mia più grande paura è il silenzio di ognuno di noi. La mia più grande paura è che il sacrificio di chi è morto possa essere vano. Non esiste il forse nella lotta alle mafie. Ci vuole il cambiamento in ogni persona. Sono assolutamente convinto che la vera differenza la fate ognuno di voi se decidete di fare camminare con le vostre gambe le idee che erano di Falcone e Borsellino”.

“Lo Stato alla fine vince sempre. Ci vuole tempo, ma alla fine chi sbaglia paga. Solo con l’informazione si può decidere da che parte stare”: ha concluso il giornalista.

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