CATANIA – “Le piaghe del nostro mondo hanno tanti nomi, ma unica è la consolazione che noi portiamo, quella della compassione e della salvezza di Cristo redentore. (…) L’Anno della Misericordia del Signore cammina sulle gambe dei testimoni di speranza”: è con queste parole che l’arcivescovo di Catania, monsignor Luigi Renna, ha concluso giovedì santo in Cattedrale la sua omelia per la Messa crismale. Per l’occasione è stato celebrato il Giubileo del Presbiterio.
“Guardiamo – ha detto nell’omelia monsignor Renna – alla ricchezza dei carismi e dei ministeri che sono presenti tra noi: nel cammino sinodale la voce di ciascuno ha espresso sé stessa non per creare una “nuova Babele”, una costruzione che vuole sfidare il Signore e la comunione, ma un edificio spirituale, in cui le pietre vive delle nostre esistenze siano bene connesse e cementate dal perdono e dall’amore fraterno, per testimoniare la luce di Cristo”.
“Tutta la nostra speranza – ha ricordato ancora l’arcivescovo – risiede in Lui e in quelle azioni “giubilari” (sanare, riscattare, liberare, soprattutto annunciare ai poveri), che sono la missione della Chiesa, cioè di tutti voi fratelli e sorelle che avete ricevuto il sacerdozio battesimale, e noi che abbiamo ricevuto quello ministeriale siamo chiamati a servire e a promuovere questa missione salvifica e il vostro stesso sacerdozio”.
L’arcivescovo si è poi soffermato sul significato della benedizione dell’olio degli infermi. “Il giubileo annunciato dal Messia – ha detto – si concretizza anche in un gesto, quello di fasciare le piaghe dei cuori spezzati, che per noi diventa un felice richiamo ad uno degli oli che tra poco andremo a benedire, quello degli infermi. Forse è quel sacramentale di cui parliamo meno, così come anche del sacramento in cui viene utilizzato, l’Unzione degli infermi, spesso ancora relegata al ruolo di unzione estrema, della quale si ha persino timore e si dilaziona il più possibile, perdendone il senso di grazia e di speranza che dona agli ammalati gravi. Sarà il primo olio che benedirò, invocando lo Spirito Santo sul frutto dell’olivo, che già di per sé nutre e dà sollievo”.
“Noi chiediamo – ha proseguito monsignor Renna – che quanti riceveranno l’unzione di esso ottengano conforto nel corpo e nell’anima, liberazione dall’angoscia e dal dolore. Cos’è questo sacramento dell’Unzione degli infermi, se non un sacramento che ripresenta la compassione che Cristo ha avuto verso i malati nel corpo e nello spirito?”
L’arcivescovo, quindi, rivolto ai sacerdoti ha detto: “Noi presbiteri per primi siamo chiamati ad avere questa cura spirituale e sacramentale; noi per primi, miei cari confratelli, dobbiamo trovare il tempo per un ministero di consolazione nelle comunità, nelle case di riposo, negli ospedali, in cui la grazia di questo sacramento doni speranza”.
“In verità – ha poi aggiunto monsignor Renna – tutti i cristiani sono chiamati ad essere compassionevoli e a considerare le opere di misericordia, proprio tutta, come estensione della grazia dell’Unzione degli infermi. La cura degli infermi, il servizio ai poveri, l’accoglienza degli stranieri, la cura dei carcerati, quella dei moribondi, sono segni di speranza che grondano da quest’olio benedetto”.
Infine, un appello ai fedeli laici: “Questi segni di speranza coinvolgono anche voi, cari fedeli laici, popolo sacerdotale, regale e profetico, in azioni politiche: migliorare la sanità, dare un’accoglienza dignitosa e mettere in atto politiche per i migranti umanizzanti ed inclusive, cogliere il senso riabilitativo della pena carceraria, fare leggi che puntino più sulle cure palliative ed ogni azione di cura piuttosto che sull’eutanasia, sono tutti gesti profetici che ci dicono che l’Anno di misericordia del Signore cammina sulle gambe dei testimoni i speranza”.
