Carlentini-Francofonte-Lentini, E’ ora di svegliarci…

Carlentini-Francofonte-Lentini, E’ ora di svegliarci…

di Emanuele Gentile

CARLENTINI/lENTINI/FRANCOFONTE – I lettori avranno sicuramente percepito che uno degli argomenti che più mi sta a cuore riguarda lo sviluppo del nostro territorio. Non può essere altrimenti in quanto viviamo una lunga crisi dalla quale si dovrà necessariamente uscire se non si vuole la desertificazione economica e sociale delle nostre contrade. Il territorio – poi – è quello afferente ai tre comuni dell’una volta rinomato “triangolo agrumetato”. Quindi, Carlentini, Francofonte e Lentini. Bisogna, cioè, ragionare non più per singoli comuni, bensì per aree vaste. Appunto la nostra che funge da cerniere fra ben tre province. Un particolare da non dimenticare se intendiamo costruire un modello di sviluppo locale. Con il tempo si stanno profilando tre ottime occasioni per cominciare a lavorare sul serio per svegliare un territorio – quello nostro – da troppi anni in stand-by. Mi riferisco al Consorzio di Comuni afferenti all’area iblea denominato Natiblei, all’istituendo Parco Nazionale degli Iblei e alle Zes che vedono presenti i nostri tre comuni. Ecco, bisogna iniziare un percorso per capire come tali strumenti possano – in base alle loro peculiarità – fornire quella benzina in grado di far progredire l’ex culla della filiera agrumicola. Ogni strumento ha le sue caratteristiche e finalità. Bisogna avere l’accortezza di sviluppare un lavoro di sintesi in modo da prenderne il meglio e costruire un progetto plausibile e coeso di sviluppo locale. In sintesi – parafrasando il linguaggio informatico – abbiamo l’hardware, ma necessitiamo dei pacchetti applicativi per rendere operativi i software. E’ questo l’obiettivo che dobbiamo porci perché un territorio così variamente provvisto di ottime potenzialità non può rimanere senza un’idea guida che gli permetta di progredire e svilupparsi. Qui di potenzialità ce ne sono a non finire. L’elenco sarebbe troppo lungo da snocciolare. Tutti conoscono quali sono. Basta fare – come ho già rimarcato – un lavoro di sintesi e queste potenzialità si trasformeranno in molteplici occasioni di sviluppo – quindi di lavoro – per i nostri territori. Non ci possiamo più, per dunque, distrarre o perdere ulteriore tempo. Il lavoro da mettere in cantiere è di notevole spessore quantitativo e qualitativo. Bisogna abbandonare senza ulteriore ripensamento posizioni di favore o nicchie di potere. Hanno dimostrato che esse non portano nulla ed anzi hanno condannato alla stasi più preoccupante un territorio ricco e affascinante. Vogliamo oltrepassare il guado oppure ci mettiamo il cuore in pace e passeremo il tempo a rimirare il nostro ombelico? Ci accorgiamo che viviamo in un territorio particolarmente interessante. Siamo la porta d’ingresso della provincia di Ragusa. Abbiamo una finestra aperta sul Calatino. Catania e i comuni facenti parte del suo hinterland sono ad un tiro di schioppo da noi. Per non parlare il nord della provincia di Siracusa. Infine, siamo il limite settentrionale di quel particolare complesso-sistema comunemente chiamato Monti Iblei. Cosa vogliamo di più? Siamo noi che abbiamo il preciso compito di non cullarci nelle spire amorevoli di un passato sì nobile, ma irripetibile. Il passato ci deve servire da base e come monito importante quanto autorevole nello stesso tempo. Dobbiamo costruire il futuro. Ogni nostra azione deve essere coniugato a questo tempo. Abbiamo l’obbligo morale di essere vocati naturalmente a ciò che succederà fra un mese, un anno o un secolo. Soltanto così daremo un senso alla storia del nostro territorio. Un territorio compiaciuto, ma statico, non serve a molto. Un territorio dinamico ci rende tutti partecipi e realizza in pieno i dettami costituzionali di una vera ed autentica democrazia. Assicurando benessere sociale diffuso e concrete possibilità lavorative. Non credo che siamo così stupidi dal non intendere perseguire succitati due obiettivi in quanto dimostreremmo una paurosa e pericolosa inconsistenza temperamentale, culturale ed etica. Il tempo non aspetta e siamo tutti chiamati. Senza nessuna esclusione.

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