Carlentini,  Coronavirus: “Ogni aspetto della nostra vita è stato cambiato all’improvviso”

Carlentini, Coronavirus: “Ogni aspetto della nostra vita è stato cambiato all’improvviso”

di Emanuele Gentile
CARLENTINI – Siamo ancora chiusi e non sappiamo fino a quando lo saremo. Questa indeterminatezza non contribuisce, di certo, ad aiutarci dal punto di vista psicologico. Ci sentiamo smarriti, impauriti e frastornati. E’ come se le certezze che avevamo accumulato negli ultimi decenni fossero cadute nell’oblio. Il Coronavirus ha il potere di aver alterato in maniera profonda e drammatica la vita di ognuno di noi. Ciò che c’era prima non è più permesso e va dimenticato. Attualmente ci dobbiamo accontentare di poco, di pochissimo. Appena appena il minimo vitale. “Lo stato di necessità”, ecco… Ogni aspetto della nostra vita è stato cambiato all’improvviso. In men che si dica. Da un giorno all’altro. Questo virus è arrivato in punta di piedi. Agli inizi facevamo spallucce. Era lì lontano in Cina in una città che non avevamo mai sentito prima. Wuhan! Come fa ad arrivare qui da noi. Impossibile! Invece, è arrivato veloce. Altrettanto velocemente si è diffuso fra di noi tenendoci in scacco. Il Coronavirus è riuscito a bloccare tutta una società. Tutte le città che compongono il tessuto connettivo del nostro paese sono chiuse. Laddove c’erano negozi aperti, un’intensa attività culturale, il lavoro e la gioia di vivere ora non c’è più nulla. La vita – e tutti i suoi molteplici aspetti – si è volatilizzata. Spenta. Disunita. Ridotta al minimo. Avete capito, allora, quanto è potente il Coronavirus? Al momento è lui che impone il suo modello di vita. Noi siamo caduti nel suo gioco infernale. Prima eravamo liberi. Il nostro cielo era il mondo. Ci muovevamo in maniera del tutto libera. Viaggiavamo. Incontravamo tutta la gente che volevamo. Avevamo un soddisfacente livello di vita sociale. All’improvviso – lo ripeto – il nostro cielo si è ristretto – purtroppo – al perimetro di casa nostra. Guai ad uscirne! Siamo di fatto prigionieri dentro la casa dove viviamo e che fino ad ora era il cuore pulsante della nostra vita. Oggi è un quadrilatero di cemento dove si cerca di trovare nuovi motivi per vivere. Per “campare”..meglio dire così! Per “campare” male. Puntualizziamo. Per chiosare Gino Paoli “Il cielo” è “in una stanza”. Che restringimento! Ne converrete… Gli aspetti di rapidità e restringimento quali effetti sortiranno sulla nostra psiche? Non tanto in questo momento, ma dopo. Cioè quando ritorneremo alla vita normale. Questa vita sarà “normale”? In che modo sarà questa vita “normale”? Che senso diamo a questo aggettivo? Cosa si intende per vita “normale”? Crediamo che avremo parecchi problemi. Il periodo di distanziamento sociale che stiamo vivendo lascerà – con tutta probabilità – degli strascichi in molti aspetti della nostra sfera comportamentale. Dovremo porre attenzione a tale problematica per evitare conseguenze ancora più problematiche. Riprendere dopo un periodo così duro comporta in maniera sicura dei feedback a livello del conscio, del sub-conscio, dei nostri sentimenti, della tipologia dei nostri comportanti, della natura stessa dei comportamenti. Appunto…strascichi. Bisognerà – mi riferisco alle autorità competenti – delineare un percorso di aiuto ad una popolazione che esce da una condizione di estremo disagio sotto ogni punto di vista. Sarà un periodo altrettanto “particolare” poiché non sarà del tutto facile e scontato ripartire come se niente fosse stato. Gli eventi che hanno un impatto nella nostra vita hanno un prima, un mentre e un dopo. Spesso il dopo è più problematico delle due fasi precedenti. Capite da quanto ho scritto nell’articolo che state leggendo che la situazione non è facile oggi come non lo sarà in futuro. Per superare ognuna di queste fasi sarà d’uopo chiamare a raccolta tutto quanto sarà nelle nostre possibilità Il Coronavirus ha di fatto scardinato la nostra vita. Il suo ricomponimento non sarà un percorso facile. Anzi…ci sarà da lavorare. Non poco. In maniera a 360 gradi. In profondità. Senza nessun timore. Una buona dose di realismo – in fin dei conti – è maggiormente utile rispetto a credere in illusioni facili. Ecco perché la nostra comunità dovrà essere ancora più comunità. Solo comunità coese riescono a superare – in maniera sufficientemente agevole – situazioni di estremo disagio e fragilità.

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