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Avola, don Fortunato Di Noto e don Maurzio Patriciello scrivono al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Avola, don Fortunato Di Noto e don Maurzio Patriciello scrivono al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

AVOLA — In data odierna 22 maggio 2020, don Maurizio Patriciello e don Fortunato Di Noto hanno inviato una Lettera al Presidente Sergio Mattarella che viene riportata di seguito nella sua interezza.

I sacerdoti, che sono anche Parroci, conosciuti per il loro ruolo e servizio, nella Terra dei fuochi e nella tutela dell’infanzia e dei minori, si appellano con “il cuore pesante” al Presidente, affinchè le aule parlamentari tornino ad essere luoghi di discussione e di confronto civile e democratico. In quanto educatori, conosciamo per esperienza l’immane fatica che occorre perché i fanciulli e i giovani continuino a credere nelle istituzioni. Nel momento in cui proprio dal cuore del nostro Paese, il Parlamento, arrivano spettacoli indegni di persone civili, siamo seriamente preoccupati. I giovani hanno bisogno di modelli.”

I due sacerdoti chiedono ancora, al Presidente quanto segue: “Avrà notato, signor Presidente, che non siamo entrati nel merito della discussione politica in atto. In questo momento non ci interessa. Ci interessa, invece, che dopo tanta sofferenza, tanta paura, tanta povertà dovuta alla pandemia, gli italiani non vengano ulteriormente umiliati e disorientati da chi dovrebbe rappresentarli.

Gli italiani hanno tanta fiducia in Lei, signor Presidente. Li aiuti a non perdere la speranza”.

Ecco quanto inviato al Presidente Mattarella.

«Signor Presidente,

è con il cuore pesante che questa mattina ci permettiamo di bussare alla sua porta. Lo facciamo perché siamo convinti che l’Italia – che amiamo e, da preti, tentiamo di servire – non meriti di fare davanti al mondo una figura tanto grama, penosa e meschina come quella fatta giovedì scorso nell’Aula di Montecitorio. Gli italiani, signor Presidente, son ben lieti di chiamare “onorevoli” i parlamentari democraticamente eletti, ma pretendono che galantuomini lo siano davvero. Quando, invece, si esprimono e si comportano in Aula come se fossero in una bettola di loro proprietà, suscitano in noi tanta tristezza e tanta preoccupazione.

Papa Paolo VI amava ricordare che “la politica è la più alta forma di carità”. Noi continuiamo a crederci, anche se, non le nascondiamo, che a volte è veramente difficile.

Signor Presidente, ci appelliamo a Lei perché le aule parlamentari tornino a essere luoghi di discussione e di confronto civile e democratico. In quanto educatori, conosciamo per esperienza l’immane fatica che occorre perché i fanciulli e i giovani continuino a credere nelle istituzioni. Nel momento in cui proprio dal cuore del nostro Paese, il Parlamento, arrivano spettacoli indegni di persone civili, siamo seriamente preoccupati. I giovani hanno bisogno di modelli. Nei quartieri a rischio di tante nostre città, il modello è rappresentato dal camorrista o dal mafioso con la moto ultimo modello e le tasche strapiene di denaro illecitamente usurpato. Non una volta sola ci siamo sentiti dire da chi vive nell’illegalità, ma anche dalle persone semplici, che “il marcio sta a Roma”. Non possiamo permettere che questa assurdità continui a circolare. Il male che produce, soprattutto nelle nuove generazioni, è incalcolabile. Bisogna correre ai ripari.

Bisogna evitare a tutti i costi che i nostri ragazzi vengono diseducati da chi siede in Parlamento. Avrà notato, signor Presidente, che non siamo entrati nel merito della discussione politica in atto. In questo momento non ci interessa. Ci interessa, invece, che dopo tanta sofferenza, tanta paura, tanta povertà dovuta alla pandemia, gli italiani non vengano ulteriormente umiliati e disorientati da chi dovrebbe rappresentarli.

Gli italiani hanno tanta fiducia in Lei, signor Presidente. Li aiuti a non perdere la speranza.

La ringraziamo per l’attenzione e le inviamo i nostri più cordiali saluti.»

22 maggio 2020

Don Maurizio Patriciello , Don Fortunato Di Noto

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