Augusta, Morto a 10 anni dopo la caduta dalla scogliera di Costa Saracena.   Il bambino era “dolce, educato e obbediente”

Augusta, Morto a 10 anni dopo la caduta dalla scogliera di Costa Saracena. Il bambino era “dolce, educato e obbediente”

AUGUSTA –  Regna il silenzio, all’interno del complesso Bruno di Costa Sacarena, la zona balneare in territorio di Augusta, dopo la tragedia che si è consumata ieri pomeriggio con la morte del piccolo G.P. 10 anni di Catania, caduto dalla scogliera, mentre faceva una passeggiata dopo pranzo. Chi è arrivato, questa mattina, davanti il complesso si notava il vocio alcune donne che commentavano la notizia e non si davano pace, mentre nella casa di Catania, dove il bambino abitava c’è solo dolore. Inutili i tentativi dei soccorritori nel salvare il bambino che, secondo gli investigatori, sarebbe scivolato e dopo aver fatto un volo di oltre dieci metri è finito contro le rocce. I militari dell’Arma, coordinati dal maggiore Stefano Santuccio, comandante della compagnia dei carabinieri di Augusta, hanno lavorato, ieri, per tutta la giornata raccogliendo le testimonianze dei familiari e di quanti si trovano all’interno del complesso Bruno. Una giornata di festa che si è trasformata in una tragedia di quelle che non possono e non devono accadere. Una giornata in cui i bambini vogliono assaporare la libertà, ma anche la fase evolutiva dell’esplorazione. Il bambino, dopo aver attraversato un camminamento a ridosso del costone roccioso è arrivato nella punta estrema, ma ha messo un piede in fallo che gli ha fatto perdere l’equilibro finendo  sotto tra le roccie. Nel volo ha sbattuto la testa. I soccorritori, dopo aver recuperato il corpo del bambino non hanno fatto altro che dichiararne la morte. “Era dolce, educato, obbediente. Un bimbo d’oro”, lo descrivono  cosi gli amici e i familiari che hanno portato conforto al papà e alla  mamma -.  Andava bene a scuola, era bravo”, aggiungono. Nel pomeriggio, di lunedì e oggi, in tutta la città, si è saputo chi fosse quell’angioletto che è morto nel momento dello svago. Anche i genitori dei suoi compagni di classe hanno cominciato a capire, a tormentarsi, a disperarsi. Come dirlo ai figli? Come si fa a raccontare a un altro bambino che l’amichetto non c’è più? Lo avevano visto sui banchi venerdì. Il giorno prima, e il giorno dopo non c’è più. Già si pensa al rientro, senza di lui. Lui che proteggeva sempre chi era più in difficoltà. Adesso proteggerà tutti dal cielo.

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