AMATI PER AMARE

AMATI PER AMARE

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Cavolo, sono quasi 33, ebbene si. 1 dicembre 1988 (et voilà, una volta per tutte, svelata la data di nascita!)
Già, cavolo, eppure mi sento una giovincella!
Erano circa le 19:15 quando, nel reparto di maternità dell’ospedale di Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, a Margherita è cambiata per sempre la propria vita. Anche a pochissimi minuti dal parto era bellissima (le fotografie, quelle stampate su carta che ruguardo spesso, ne sono la prova!).
Sfinita sì dai dolori di una gravidanza faticosa, appesantita dal super pancione e stressata dai miei mille movimenti, mamma, da come mi hanno raccontato, non ha mai perso il suo essere glam, fashion ed elegante. Allora non c’erano le stories di IG e i selfie per immortalare ogni singolo istante della gravidanza (così come di ogni singolo frangente di vita), piuttosto, so per certo c’è sempre stato papà Nello pronto ad immortalare con macchina fotografica e videocamera (rigorosamente a spalla!)  ogni singolo cambiamento della futura mamma. Di una nuova famiglia che stava per crearsi. Della forma più bella e pura d’amore. 
Sì, mamma sapeva già che la sua vita sarebbe cambiata ma, probabilmente, non proprio così… perchè da lì in poco avrebbe tenuto tra le sue braccia uno scricciolo biondo, con gli occhi azzurri, profumatissimo e morbidoso. Una piccola Veronica allora, oggi un terremoto.
Ed Eccomi, qualche anno dopo.
Cosa ho conservato di quel lontano 1988?
Tutto, e qualcosa si è anche moltiplicata. Cosa? I pianti isterici di quando avevo fame si sono tramutati in nervi, sì se ho fame devo mangiare, niente da fare; il sorriso, così come allora, continua a essere riservato a pochi intimi; la testardaggine è arrivata alle stelle e i capelli sono decisamente più biondi (ovviamente ben decolorati e trattati).
Ah, e poi le cadute (si, proprio quelle a terra!), nel corso degli anni sono diminuite, attenzione ho detto diminuite, eh. Quindi un certo livello “tontaggine” c’è ancora.
Mi dicono che sono bella quanto mamma. Ecco, i complimenti mi mettono a disagio e mi fanno arrossire. E poi reputo mamma Margherita, talmente tanto bella che per me il paragone non regge assolutamente.
Ho iniziato a scrivere di mamma, perchè donna. Perchè femmina. Perchè compagna, perchè moglie. E noi donne, lo si sà siamo molto sensibili e vulnerabili ai cambiamenti. Anche se, in realtà, credo che ognuno di noi, esteta o meno, ha il diritto di star bene con se stesso e di amarsi sempre un po’ di più.  A qualcuno va’ semplicemente, ricordato. Quindi, eccomi.
Scrivo questo per dire cosa? Per comunicare cosa? Certamente non per raccontarvi della mia famiglia, o per compiacermi con me stessa. Anzi. Chi mi conosce un po’ sa quanto io sia critica con me. E sopratutto, chi mi conosce bene sa che detesto i giri di parole (piuttosto mi piace giocare con le parole!) per questo, anche, quando scrivo amo essere sincera e diretta.
Racconto un po’ di me in questo splendido spazio, perchè il BenEssere non è un qualcosa di tangibile che tocchi e descrivi. No, non funziona così. Il BenEssere è un qualcosa di talmente grandioso che, probabilmente, se vissuto (seppur in parte, e per alcuni aspetti) riesci a raccontarlo meglio. Ed è così che il messaggio arriva. Ed è così che tu che leggi, sorridi, ti liberi dai soliti pensieri e per un attimo raggiungi una sensazione di BenEssere e chissà, magari ciò che scrivo ti è da stimolo per amarti un pizzico di più.
Perchè se più di tutti ami te stesso, riuscirai ad amare chi ti sta accanto. Ah, non accontentarti, accanto è un posto per pochi. Perchè noi siamo solo per pochi. E non parlo solo, di relazione sentimentale.
Parlo di conoscenze, amicizie, così come  ogni altro tipo di relazione interpersonale.
E adesso va’, guardati allo specchio e dì che ti ami!
Sì, fallo  adesso. E sai perchè? Perchè meriti di essere felice. Meriti di splendere, fondamentalmente, solo per te stesso. Tu sei speciale e non devi cercare l’approvazione di nessuno.
“…Anche quando cercano di offenderti e demolirti perchè magari non hanno ottenuto quello che volevano”. 
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