A Catania il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa traccia le vie della speranza e dell’integrazione

A Catania il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa traccia le vie della speranza e dell’integrazione

CATANIA – Nel cuore del Mediterraneo, crocevia storico dei flussi migratori verso il continente, prosegue a Catania l’incontro della Sezione per le Migrazioni del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE). L’evento, incentrato sul tema “Giubileo e migrazioni: camminare insieme nella speranza”, riunisce delegati delle conferenze episcopali e studiosi per analizzare le sfide della mobilità umana e rafforzare la tutela delle persone più vulnerabili.

La scelta di Catania, voluta dall’Arcivescovo Mons. Luigi Renna, offre ai partecipanti un punto di osservazione diretto sulle dinamiche migratorie attuali. L’apertura dei lavori, avvenuta il 9 dicembre al Museo diocesano di Catania, ha visto l’intervento del prof. Carlo Colloca sulle sfide demografiche e socio-economiche.

A delineare il contesto e gli obiettivi profondi del convegno è Don Luis Okulik, Segretario della Commissione Pastorale sociale del CCEE. In un suo intervento, Okulik ha sottolineato come l’incontro periodico dei delegati serva a condividere esperienze e sfide spesso “molto complesse da gestire”, leggendo quest’anno il fenomeno migratorio attraverso l’ottica giubilare della speranza.

“La Chiesa sta sempre accanto a chi migra”, ha dichiarato Don Okulik, ribadendo l’impegno a “tutelare la dignità umana, aiutare le persone a trovare canali sicuri e legali per l’immigrazione e soprattutto aiutarle nel grande lavoro dell’integrazione, che è la chiave di una buona riuscita degli spostamenti”.

Dalle dichiarazioni del Segretario emerge una forte preoccupazione per fragilità politica in Europa, specialmente riguardo al conflitto in Ucraina, con l’auspicio di accordi che pongano fine alla guerra e supportino la ricostruzione. Tuttavia, lo sguardo del CCEE resta globale: Okulik ricorda che molti migranti portano “le ferite e le sofferenze di tanti altri conflitti che alle volte noi non ricordiamo” o sono costretti a muoversi a causa dei cambiamenti climatici. Un lavoro intenso, dunque, che la Chiesa porta avanti “con tanto coraggio e tanta speranza”.